Sviluppatore di app: la Guida fiscale.

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Lo sviluppo di applicazioni è oggi una delle attività più richieste nel mercato internazionale e le aziende in cerca di questa figura professionale spesso richiedono professionisti in partita Iva per collaborazioni più o meno costanti nel tempo.

L’Amministrazione finanziaria non ha tuttavia mai chiarito la disciplina amministrativa e fiscale applicabile a questa figura professionale, portando così alle più svariate domande in relazione alla sua gestione e al suo inquadramento.

In questo articolo vedremo il corretto inquadramento fiscale e previdenziale dello sviluppatore di applicazioni, fornendo tutte le informazioni relative agli adempimenti, i costi, le scadenze e alcuni accorgimenti da tenere a mente.

Se sei uno sviluppatore di app e vuoi maggiori informazioni sul corretto inquadramento della tua attività, questo articolo è per te!

Iniziamo!

In questo articolo

Premessa.

Lo sviluppo di applicazioni è un’attività nuova e non ha ad oggi una specifica disciplina fiscale e amministrativa. Per questo spesso è possibile leggere le più svariate interpretazioni sul suo corretto inquadramento, molte volte contrastanti tra loro, creando non pochi dubbi a chi svolge questa professione. 

Il nodo fondamentale per un corretto inquadramento dell’attività di sviluppo di app è avere chiara l’attività svolta concretamente dallo sviluppatore

Possiamo quindi distinguere tre casistiche principali che andremo ad approfondire di seguito nel dettaglio, ognuna delle quali comporta un diverso inquadramento e adempimenti da portare a termine:

  • soggetti che sviluppano su commissione applicazioni per uno o più committenti;
  • soggetti che sviluppano applicazioni e le commercializzano su store online;
  • soggetti che svolgono entrambe le attività, quindi oltre a sviluppare e commercializzare applicazioni proprie sviluppano applicazioni per committenti terzi.

Premetto fin da ora che, invece, qualora l’attività non venga ancora svolta in modo continuativo e professionale da parte dello sviluppatore (immaginiamo lo studente che sviluppa app per amici e conoscenti) sarà possibile svolgere l’attività e dichiarare i relativi compensi percepiti attraverso l’emissione di Ricevute per prestazioni occasionali. Nella nostra Guida troverai tutte le informazioni necessarie.

Soggetti che sviluppano su commissione applicazioni per uno o più committenti.

In questa prima ipotesi, lo sviluppatore non commercializza l’applicazione creata ma si limita a prestare la propria attività professionale al committente per la creazione di un’applicazione disegnata su misura delle esigenze di questo ultimo. 

Facendo un semplice esempio, basti pensare ad un ingegnere informatico che sviluppa, su commissione, un’applicazione per una società di telecomunicazione. 

L’attività svolta dallo sviluppatore che crea app su commissione è un’attività professionale, quindi non commerciale, e non vi è l’obbligo di iscrizione in Camera di Commercio e adempimenti connessi. 

Lo sviluppatore che svolge l’attività in modo professionale e quindi non meramente occasionale dovrà aprire la partita Iva, inviando il Modello AA9/12  all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio attività.

Detto questo, puoi scegliere se presentare il modello:

  • Direttamente, compilando e presentando il modello di persona all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate più vicino a te, previo appuntamento;
  • Attraverso un intermediario abilitato che si occuperà di tutte le formalità necessarie. Raccomando sempre di affidarsi ad un Dottore Commercialista e non ad un semplice “esperto di fiscalità” per essere sicuri che il lavoro venga fatto come deve essere fatto. 

Per l’apertura della partita Iva e tutti i successivi adempimenti raccomando sempre di affidarsi ad un Commercialista, questo per tre motivi:

  1. Il commercialista sarà comunque necessario ai fini della gestione della partita Iva e presentazione della Dichiarazione dei Redditi;
  2. Il costo di apertura della partita Iva può essere compreso in quello di gestione, offrendo così un unico “pacchetto completo”. In questi casi arrangiarsi ad aprire la partita Iva è una inutile preoccupazione che è meglio evitare.
  3. La compilazione del modulo non sempre è facile, bisogna stare attenti ai termini di presentazione ed eventuali altri adempimenti successivi, rischiando spesso di sbagliare e incorrere in sanzioni. 

Se decidi comunque di aprire la partita Iva da solo, di seguito ti darò alcuni accorgimenti fondamentali per non sbagliare nella compilazione del Modello. 

NB. La guida completa è comunque disponibile su Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini Iva.

1. La data di inizio attività da indicare nel Quadro A può essere la data di compilazione del modello, oppure un giorno precedente, fino a 30 giorni prima. Non può mai essere una data successiva a quella di compilazione del modello. 

2. Nell’Attività esercitata al Quadro B è possibile scegliere tra i seguenti codici Ateco, in relazione all’attività effettivamente svolta:

62.01.00 “Produzione di software non connesso all’edizione” che include: 

  • Progettazione della struttura e dei contenuti e/o la compilazione dei codici informatici necessari per la creazione e implementazione di: software di sistema (inclusi gli aggiornamenti), applicazione di software (inclusi gli aggiornamenti), database, pagine web;
  • Personalizzazione di software, esempio modificando e configurando un’applicazione esistente in modo che essa sia funzionale all’ambiente del sistema informativo dei clienti.

62.02.00 “Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica” che include:

  • Consulenza su hardware, software e altre tecnologie dell’informazione: analisi dei bisogni e dei problemi degli utenti, consulenza sulla migliore soluzione;
  • Pianificazione e progettazione di sistemi informatici che integrano l’hardware dei computer, il software e le tecnologie della comunicazione.

NB. Questi codici Ateco devono essere utilizzati dal professionista non iscritto ad un Albo professionale. Lo sviluppatore con i requisiti per l’iscrizione ad ad un Albo professionale, ad esempio l’ingegnere iscritto Inarcassa, dovrà invece utilizzare il proprio codice Ateco che, nell’ipotesi dell’ingegnere sarà il 71.12.10 “Attività degli studi di ingegneria”, in quanto l’attività di sviluppo app rientra tra quelle tipiche della professione ingegneristica. 

3. Il Volume di affari presunto non deve essere inserito per chi vuole adottare il Regime forfetario. Al contrario, l’adozione del regime ordinario/semplificato richiede l’inserimento dei ricavi presunti.

4. L’opzione per gli Acquisti intracomunitari, da barrare solo in caso di acquisti dall’estero, consente di iscriversi al VIES, ma può essere fatta anche successivamente. 

5. Alla voce Regimi fiscali agevolati indicare 2 per l’adozione del Regime forfetario.

6. Il quadro F è relativo ai soggetti depositari delle scritture contabili e del luogo di conservazione delle stesse. Il depositario delle scritture contabili può essere ad esempio il commercialista, al contrario se l’apertura avviene in autonomia,  le stesse saranno necessariamente depositate presso la residenza o il luogo dove viene svolta l’attività (se diverso).

7. In Altri luoghi in cui vengono esercitate le attività è necessario indicare eventuali altre sedi dove si svolge l’attività.

NB. Ogni pagina deve riportare il alto il codice fiscale e il numero di pagina. 

Una volta compilato, il Modulo AA9/12 deve essere presentato all’Agenzia delle Entrate per l’apertura della partita Iva che avrà effetto dalla data indicata nel Modello apertura partita Iva – Parte finale

Contestualmente all’apertura delle partita Iva o, comunque, entro 30 giorni dall’apertura, il professionista non iscritto ad un Albo professionale deve iscriversi all’Inps in Gestione Separata

L’iscrizione all’Inps in Gestione Separata prevede il pagamento dei contributi previdenziali solo a percentuale sul reddito nella misura, per il 2021, del 25,89% da versare in sede di dichiarazione dei redditi ogni anno. Non sono richiesti contributi fissi. 

Al contrario, lo sviluppatore iscritto ad un Albo professionale dovrà procedere all’iscrizione alla propria cassa di appartenenza, rispettando le tempistiche e gli adempimenti richiesti a seconda del caso.

Soggetti che sviluppano applicazioni e le commercializzano su store online.

In questa seconda ipotesi, lo sviluppatore realizza e commercializza le applicazioni su store online quali App Store, Google Play etc.

La vendita di applicazioni su store online richiede la stipulazione di un contratto tra le parti che spesso si configura quale “mandato senza rappresentanza”, con una commissione variabile richiesta sul prezzo di vendita dell’applicazione. 

Lo store in questo modo nella vendita agisce in nome proprio ma per conto altrui (lo sviluppatore appunto), acquisendo i diritti ed assumendo gli obblighi nella propria sfera giuridica per poi trasmetterli al mandante. 

La vendita di applicazioni su store online è attività commerciale, quindi non professionale, e rientra nel commercio elettronico diretto in quanto tutte le fasi della transazione avvengono online. 

La vendita dell’applicazione attraverso store online si articola in due fasi: 

  1. lo store online vende l’applicazione al consumatore finale;
  2. lo sviluppatore realizza una transazione con lo store che vende l’applicazione per conto del primo. Lo sviluppatore dovrà emettere fattura allo store online, al lordo delle commissioni addebitate da questo per le transazioni. 

L’attività commerciale richiede una serie di adempimenti, contestuali o successivi all’apertura della partita Iva per i quali è necessaria la consulenza e il supporto professionale di un commercialista. 

Tale attività, in sede di apertura, richiede l’iscrizione In Camera di Commercio, la presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività, l’iscrizione Inps in Gestione Commercianti, Pec ed eventuale iscrizione Inail.

NB. Non si concorda nel ritenere che la vendita di applicazioni possa configurarsi come cessione di diritti d’autore in quanto, anche dopo la vendita, lo sviluppatore manterrà  la proprietà intellettuale dell’opera. 

Ai fini dell’apertura della partita Iva, il codice Ateco da utilizzare e che configura l’attività di sviluppo e commercio di applicazioni è quello generico previsto per il commercio elettronico 47.91.10 “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotti effettuato via internet”

NB. Nel modulo di apertura, nella sezione relativa al sito web, si ritiene che dovrà essere barrata la casella ospitante indicando il proprio Internet Service Provider. 

Lo svolgimento di attività commerciale richiede l’iscrizione all’Inps in Gestione Commercianti

I contributi sono dovuti nella misura fissa di 3.800 euro all’anno, suddivisi in quattro rate (maggio, agosto, novembre e febbraio), fino al raggiungimento del minimale di reddito pari a circa 15.000 euro. 

Sopra tale soglia, oltre al contributi fissi sono dovuti dei contributi a percentuale sul reddito eccedente. La percentuale è circa il 24%, aggiornata ogni anno. 

I contributi eccedenti il minimale di reddito devono essere versati in sede di Dichiarazione dei redditi, anche ratealmente.

Lo sviluppatore che avvia una nuova attività può applicare il Regime Forfetario con un notevole risparmio di tasse e contributi. 

Il Regime Forfetario prevede infatti che solo il 40% del reddito realizzato dalla vendita di applicazioni e, più in generale, dall’attività di commercio elettronico sia soggetta a tassazione. 

Per i primi 5 anni di attività, inoltre, sempre che siano verificati  i requisiti di nuova attività, è possibile beneficiare di un’aliquota d’imposta fissa del 5% anziché del 15%.  

Sul piano contributivo, invece, il Regime Forfetario consente una riduzione dei contributi sia fissi sia a percentuale del 35%. In questo modo i contributi fissi dovuti non saranno più 3.800 euro ma 2.500 euro all’anno, sempre in quattro rate. 

Esempio tassazione sviluppatore che vende app attraverso store online.

Ipotizziamo di aprire la partita Iva a febbraio 2021 e realizzare un fatturato annuo di 30.000 euro. I calcoli delle imposte e dei contributi avverranno in questo modo: 

Contributi Inps dovuti: 2.500 euro suddivisi in quattro rate a maggio, agosto, novembre 2021 e febbraio 2022. 

Reddito imponibile: 30.000 x 40% = 12.000 euro

Reddito al netto degli oneri deducibili: 12.000 – 1.875 = 10.125 euro

Imposta Regime Forfetario: 10.125 x 5% = 506 euro

L’imposta a saldo e il I acconto dovrà essere versata in sede di Dichiarazione dei redditi a giugno 2022.

Soggetti che svolgono entrambe le attività, quindi oltre a sviluppare e commercializzare applicazioni proprie sviluppano applicazioni per committenti terzi.

Questa terza ipotesi raggruppa le precedenti: lo sviluppatore realizza applicazioni su commissione di terzi e commercializza altre applicazioni su store online

In questo caso è necessario verificare l’attività prevalente in termini di fatturato che, presumibilmente sarà quella legata alla vendita online. 

Dall’attività prevalente discendono gli obblighi e gli adempimenti amministrativi e fiscali ai quali lo sviluppatore sarà soggetto, potendo essere individuato alternativamente come professionista o commerciante. 

La fattura dello sviluppatore.

Compilare la fattura e presentarla in modo corretto al cliente non è solo necessario sul piano fiscale ma è un segno di professionalità.

Per questo di seguito vedremo insieme gli elementi necessari e specifici della fattura di vendita dello sviluppatore, come e quando è necessaria l’emissione.

Il contenuto della fattura.

  1. I tuoi dati (nome, cognome, domicilio, codice fiscale e partita Iva).
  2. I dati del cliente (nome, cognome, domicilio, codice fiscale, eventuale partita Iva).
  3. La data di emissione: è la data in cui hai ricevuto il pagamento.
  4. Il numero progressivo della fattura: deve essere unico per ciascuna (es. 1, 2, 3 etc).
  5. La descrizione della prestazione o prodotto ceduto.
  6. L’importo complessivamente dovuto.

NB. Se viene adottato il Regime Forfetario, in fattura è necessario riportare la dicitura: “Operazione non soggetta ad Iva né a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art.1 commi 54-89 della Legge 23 dicembre 2014 n.190 e successive modifiche – Regime forfettario” e applicare la marca da bollo da 2 euro, riportando il relativo numero identificativo (ID), quando il compenso lordo è maggiore di 77,47 euro. La marca da bollo deve avere data antecedente o pari a quella di emissione della ricevuta.

Lo sviluppatore con clienti soggetti passivi Iva residenti all’estero ovvero che vende applicazioni attraverso store online e che non adotta il Regime Forfetario, dovrà porre particolare attenzione all’aliquota Iva da applicare. Vediamo di seguito le principali casistiche:

  • vendita a cliente con partita Iva/store online italiano o con stabile organizzazione in Italia | Iva 22%;
  • vendita a cliente con partita Iva/store online con sede in un Paese UE | fuori campo Iva ai sensi dell’art.7-ter D.P.R. 633/72. 
  • vendita a cliente con partita Iva/store online con sede in un Paese extra-UE | fuori campo Iva ai sensi dell’art. 7-ter D.P.R. 633/72. 

NB. Nel caso in cui il cliente o lo store online abbia sede in un Paese UE extra UE la fattura, senza applicazione dell’Iva, sconta l’imposta di bollo da 2 euro. Lo sviluppatore, inoltre, dovrà essere iscritto al VIES.

Il formato della fattura.

Per chi applica il Regime Forfettario non c’è l’obbligo di emettere fattura elettronica, potendo tranquillamente inviare al cliente la fattura cartacea o una copia in formato pdf per email o pec.

L’Agenzia delle Entrate ha tuttavia previsto un regime premiale con una riduzione dei termini di assoggettamento ai controlli per chi, pur non avendone l’obbligo, adotta la fatturazione elettronica.

Ad ogni modo, la scelta sulla modalità di fatturazione (elettronica o analogica) rimane per ora libera per chi adotta il Regime Forfetario.

Premesso tutto questo, la fatturazione elettronica consente di avere una più accurata visione dell’andamento della propria attività, anche grazie all’utilizzo di software a ciò preposti. Allo stesso tempo però richiede maggiore attenzione per evitare errori o sviste difficilmente rimediabili. 

Allo sviluppatore che vende attraverso store online ovvero in generale a clienti esteri, residenti in Paesi UE e extra-UE, noi consigliamo l’adozione della fatturazione elettronica. Questo infatti consente di evitare ulteriori adempimenti, rispetto a quelli già previsti, come la presentazione trimestrale dell’esterometro.

Quando emettere la fattura.

Lo sviluppatore che crea app su commissione deve emettere fattura al momento dell’incasso del corrispettivo pattuito.

Lo sviluppatore che crea e commercializza app attraverso store online deve emettere fattura al momento dell’accredito del corrispettivo, al lordo delle commissioni dello store, nel suo conto corrente.

Costo di apertura e gestione della partita Iva per lo sviluppatore.

Il costo per l’apertura e la gestione della partita Iva dipende essenzialmente dal regime fiscale adottato. 

Il Regime forfetario è la soluzione più comune, almeno per i primi anni di attività, ma non adatta a tutti come contrariamente si pensa. Questo regime infatti, a fronte di una tassazione molto bassa (del 5% o del 15% a seconda dei casi) non permette di scaricare alcun costo ad eccezione dei contributi versati. Per questo motivo lo consiglierei ad uno sviluppatore all’inizio della sua attività, senza particolari oneri deducibili o spese legate all’attività stessa.

Se apri la tua attività con noi, il costo di apertura e gestione della partita Iva, dati i limitati obblighi a cui oggi sono tenuti oggi i contribuenti forfetari, è di 497,00€ annui.

Il regime semplificato è l’alternativa al forfetario. Questo regime prevede la tassazione progressiva per scaglioni di reddito (partendo da un’aliquota del 23%)  e consente la deduzione delle spese sostenute e inerenti l’attività professionale. Questo regime conviene a coloro che hanno importanti spese legate alla propria attività oppure deduzioni familiari rilevanti. 

Il costo di apertura e gestione della partita Iva in questo caso prevede diversi adempimenti a cui il commercialista dovrà porre particolare attenzione, per questo il costo è definito sulla base del caso concreto.

Conclusione.

Siamo arrivati alla fine!

In questo articolo abbiamo visto tutto quello che è necessario sapere al fine del corretto inquadramento dell’attività di sviluppatore di app, nonché gli adempimenti necessari a seconda del fatto che l’attività si configuri professionale o commerciale. 

In particolare devi ricordare che:

  1. Il codice Ateco corretto per esercitare l’attività di sviluppatore professionista può essere il 62.01.00 “Produzione di software non connesso all’edizione” oppure il 62.02.00 “Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica” a seconda del caso concreto. Lo sviluppatore professionista iscritto ad un Albo professionale, quale l’ingegnere, dovrà invece utilizzare il codice Ateco relativo alla sua attività professionale. 
  2. Il codice Ateco corretto per esercitare l’attività commerciale di vendita di app è il 47.91.10 “Commercio elettronico di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet”
  3. L’apertura della partita Iva deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio attività, data che può corrispondere al primo lavoro svolto. 
  4. L’attività professionale di solo sviluppo di app richiede l’iscrizione all’Inps in Gestione Separata sempre che il professionista non sia iscritto ad un Albo professionale con cassa privata. Al contrario, l’attività commerciale di vendita attraverso store online richiede l’iscrizione all’Inps in Gestione Commercianti. 
  5. Nella maggioranza dei casi e, perlomeno all’inizio, il Regime Forfetario sarà il più conveniente per lo sviluppatore di applicazioni

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Giulia Cecchin

Giulia Cecchin

Dottore Commercialista abilitata all’esercizio della professione e iscritta all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili di Padova n.1990. Laureata in Amministrazione, Finanza e Controllo e in Economia e Commercio presso l’Università Cà Foscari di Venezia.

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